Miassa o Miasca


Ingredienti

Farina per miassa ● 1/3 d’acqua


La storia delle Miasse è secolare.

In passato, erano spesso cucinate al posto del pane, ma venivano anche consumate come piatto unico.

Oggi, le Miasse sono popolari soprattutto nel Canavese nordoccidentale, dove qualsiasi occasione è valida per solennizzare con le sottili croste che si mangiano in tutte le maniere, come “crakers”, con i crauti e particolarmente con il Salignun, un formaggio dal sapore intenso, che si ottiene mescolando ricotta o tometto freschi con sale, peperoncino rosso e semi di cumino, che si spalma nel mezzo della “pagina gialla” (così si allude scherzosamente alla Miassa) e poi vanno ripiegati i due lembi esterni.

Il 24 maggio, giorno dell’Ausiliatrice, a Settimo Vittone e paesi vicini per tradizione si mangiano le Miasse con la Zuppa di Bugole e con il Salignun.

Ogni anno, in autunno, a Quincinetto, si svolge la Sagra delle Miasse.

Parente prossima del millas, dolce francese a base di farina di mais.

La miassa è una cialda salata agilmente inseribile tra i pani non lievitati di montagna, ve ne sono numerosi esempi nelle Alpi, ma non solo.

L’area interessata è abbastanza ampia, a cavallo tra Piemonte e Valle d’Aosta, in particolare tra l’alto Canavese e la valle del Lys.

Un semplice impasto di farina e acqua (alcune versioni prevedono l’aggiunta di latte, burro) lavorato sino a ottenere un composto omogeneo, che viene poi versato nel millasseur, tenaglia a due piastre, unte di lardo, in seguito posto sulla brace.

La forma delle sfoglie può essere tonda o quadrata, a seconda delle piastre.

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