Ingredienti di base per i Cocktail


Il concetto di cocktail è piuttosto recente: i primi esempi veri e propri di bere “miscelato” risalgono infatti all’Ottocento, anche se già gli antichi Romani realizzavano misture di vino e sostanze aromatiche, come miele e anice.

Occhio alla bottiglia

Per verificare il grado di invecchiamento di un brandy (che in Italia deve essere di almeno 1 anno), è sufficiente osservare i contrassegni di Stato che vanno obbligatoriamente apposti sull’etichetta delle bottiglie.


Un cocktail dovrebbe essere sempre composto da almeno due ingredienti, un liquore di base e una sostanza in grado di modificare il sapore o il colore, di origine alcolica o analcolica.

 lcune ricette prevedono inoltre una correzione mediante l’aggiunta di piccole dosi di aromatizzanti.

Per finire, spesso si completa l’opera con l’applicazione di alcune decorazioni.

Passeremo in rassegna gli ingredienti di base che non possono mancare in un “bar domestico” di qualità; l’elenco potrà ovviamente cambiare al variare delle stagioni e in base ai gusti individuali.

Liquori di base

Il liquore di base, quasi sempre un distillato, è l’ingrediente fondamentale di ogni ricetta (nella maggior parte dei casi rappresenta i 50-70% della miscela): il sapore deve infatti essere riconoscibile senza risultare coperto da quello degli altri ingredienti.

Non è strettamente necessario servirsi di liquori di qualità eccellente, poiché in un miscelato le sfumature aromatiche non sono percepite.

Dal momento che quasi nessuno ha a disposizione in casa propria l’elevato numero di bottiglie di un bar, in ogni ricetta verranno segnalate anche le possibili sostituzioni (ovviamente solo a uso amatoriale

Brandy

Brandy è il nome generico assegnato al prodotto ottenuto dalla distillazione del vino: a seconda della zona e delle tecniche di produzione, alcuni hanno nomi specifici, come Armagnac (Francia), Cognac (Francia), Metaxa (Grecia), Pisco (Perù), Weinbrand ; (Germania).

Terminata la distillazione, il brandy è posto a maturare in botti di rovere per almeno 1 anno (anche se occorrono almeno 4-5 anni per ottenere un prodotto di qualità).

Sono previste in alcune sigle per segnalare lo stato di invecchiamento del Cognac, si parte dal 3 stelle (invecchiato almeno 2 anni), cui seguono in ordine crescente di invecchiamento VO, VOP, VSOP e VVSOP (Very  Very Superior Old Pale), invecchiato almeno 26 anni).

Il brandy si abbina alla perfezione con i liquori dolci e con la panna.

Nei cocktail fatti in casa, al posto del Cognac è possibile utilizzare un buon brandy.

Alcuni dei cocktail più importanti preparati con questo i liquore sono: l’Alexander, il Brandy Egg Nog, lo Champagne Cocktail, il Porto Flip, il Sidecar e lo Stinger.

Gin

È un distillato di cereali, in prevalenza mais, aromatizzato con bacche di ginepro, semi di coriandolo, cardamomo e angelica.

Di origine olandese, è stato in seguito “adottato” dall’Inghilterra che ne ha fatto la bevanda alcolica nazionale.

Esistono diversi tipi di gin, ma quello più diffuso è il London Dry, molto secco e aromatico.

Il gin è una delle basi più importanti nella preparazione di miscelati; si armonizza bene con il succo di agrumi, gli sciroppi, i vermouth e i liquori dolci.

Alcuni esempi di cocktail sono: il Bronx, il Gin Fizz il Gibson e il Martini (Dry, Perfect, Sweet).

Rum

Originario dei Caraibi, il rum è l’acquavite più consumata ne mondo.

Viene prodotto dalla distillazione della melassa fermentata della canna da zucchero e invecchiato in botti per 2 o 3 anni, rum più famosi sono quelli provenienti da Cuba, dalla Giamaica e dalla Martinica.

I colori variano dal giallo tenue all’ambrato, fino a raggiungere toni marroni; quelli più scuri hanno un aroma più ricco e un sapore più forte, per questo motivo non sono particolarmente utilizzati nella preparazione di cocktail.

I liquori dai toni più chiari sono più secchi e delicati e hanno un sapore più neutro: sono particolarmente adatti a essere miscelati con agrumi, frutti esotici (ananas e cocco in particolare) e latte; si prestano inoltre alla perfezione per ottenere bevande calde (grog, punch).

Le preparazioni principali a base di rum sono il Daiquiri, la Pina Colada, il Planter’s Punch e il Bacardi.

Tequila

È un’acquavite messicana ottenuta dalla distillazione del frutto dell’agave, una pianta grassa di notevoli dimensioni.

I frutti vengono parzialmente essiccati, frantumati e pressati per produrre una sostanza cremosa fatta fermentare con l’aggiunta di zuccheri e lieviti.

Una volta distillata, la tequila viene lasciata invecchiare almeno 1 anno, anche se il periodo ottimale di invecchiamento è di 4-5 anni.

Quando si beve liscia, è consigliabile aggiungere un pizzico di sale e un po’ di limone.

I cocktail più famosi a base di tequila sono senza dubbio il Margarita e il Tequila Sunrise.

Vodka

È un distillato di cereali (grano, orzo, segale) o patate, generalmente aromatizzato con erbe.

Il suo consumo nei Paesi occidentali è notevolmente aumentato negli ultimi anni, anche se spesso si commettono errori nella sua degustazione: la vodka va servita fredda (4-6 °C), ma non ghiacciata, possibilmente in un piccolo bicchiere a calice (quello “tipico” da vodka è scomodo e difficile da pulire).

Grazie al suo sapore neutro e all’aroma appena percettibile, la vodka può essere utilizzata per rendere alcolica qualsiasi bevanda senza alterarne il sapore.

Per questo motivo viene sempre più spesso utilizzata nei cocktail a base di frutta, succo di pomodoro, Kahlua, acqua tonica e numerosi altri ingredienti.

Alcuni cocktail a base di vodka sono: il Black Russian, il Bloody Mary, il Bullshot, il God Mother, il Vodka Martini e il White Russian.

Whisky e whiskey

Il whisky (che letteralmente significa “acqua di vita”) è un distillato di cereali di diverso tipo.

Questo ampio mondo si può suddividere almeno in due grandi gruppi: il whisky scozzese e il whiskey americano e canadese.

Il primo, prodotto a partire dal XV secolo, si ottiene distillando orzo maltato (Malt Scotch Whisky) oppure una miscela di cereali (Grains Whisky).

Se il whisky proviene da un’unica distillazione, sulla bottiglia è riportata la scritta “Single”; la stragrande maggioranza dei prodotti in commercio è tuttavia “Blended”, ossia una miscela di diversi tipi di whisky, di varia provenienza e grado di invecchiamento.

Il whisky scozzese può essere messo in vendita dopo 3 anni di stagionatura, anche se il periodo ottimale è di almeno 5 anni.

I cocktail internazionali a base di Scotch Whisky sono solo due: il Rob Roy e il Rusty Nail.

Il bourbon è il whiskey statunitense più diffuso al mondo, prodotto principalmente nella zona del Kentucky.

È ricavato da una miscela di cereali, con prevalenza di mais (almeno il 51 %), e viene invecchiato in botti di rovere affumicato.

Ha un gusto e un aroma particolarmente accentuati ed è il whiskey che si presta maggiormente alla preparazione di cocktail, in abbinamento con vermouth e succhi di frutta.

Può sostituire il Canadian Whiskey e il Rye Whiskey ed è utilizzato per la preparazione di cocktail quali l’Old Fashioned, Whiskey Sour, il Canadian Cocktail, il Manhattan e l’Oriental.